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Le uova laccate, le origini e la storia

Prezioso è l'uovo che arriva in tempo per la Pasqua, recita un antico detto russo. L'usanza di preparare e scambiarsi come dono uova colorate e dipinte, nei secoli ha codificato produzioni artistiche e artigianali di grande varietà e bellezza. II costume dei fedeli della Chiesa ortodossa di regalarsi uova dipinte di rosso nel giorno della Pasqua trae origine da una leggenda greca. Giunta a Roma dopo la resurrezione di Cristo per predicare il Vangelo, Maria Maddalena si presentò al1'imperatore Tiberio portandogli in dono un uovo rosso e pronunciando la frase Cristo è risorto.

L'uovo e il colore rosso, simboli, rispettivamente, di morte e rinascita e del sangue di Cristo, significavano dunque l'immortalita acquisita a prezzo del sacrificio del Signore. Naturalmente, nell'usanza cristiana era confluita 1'antica simbologia pagana dell'uovo: fertilità , primaverile ritorno della natura alla vita. In origine si decoravano soprattutto uova di gallina o di altri volatili; il colore rosso si otteneva da sostanze vegetali, come la buccia di cipolla, e i motivi erano arabeschi, fiori, figure umane e animali. Quelle realizzate in osso o in legno erano ope &­ra degli abili artigiani dell'Armeria del Cremlino, oppure dei monaci del Monastero della Trinità di San Sergio. Verso la fine del XVIII e 1'inizio del XIX secolo fiorì la produzione di uova nei materiali piu disparati: cristallo, vetro, pietre semipreziose, cartapesta, metallo, smalto, stoffa con applicazione di perline. Ma giù intorno alla metà del Settecento era iniziata la produzione delle uova in porcellana che, per preziosità e finezza del materiale, divennero presto le più diffuse. Non certo fra il popolo, però: la maggior parte di esse veniva infatti ordinata dallo zar per essere donata il giorno di Pasqua a familiari, cortigiani, gerarchie ecclesiastiche e militari e servitù. Come tutta la vita di corte, anche il cerimoniale della distribuzione delle uova era regolato da norme ben precise, descritte dallo storico Zabelin. Al termine dell'ufficio mattutino il patriarca benediceva il sovrano e gli donava un uovo. Lo zar, dopo la funzione, si recava nelle stanze della zarina e distribuiva uova colorate alla madre, ai boiari di corte, ai tesorieri e alle cameriere.

Una tradizione tanto importante da essere annotata nel diario dell'ultimo zar Nicola II il 2 aprile 1917, quando era ormai esautorato e agli arresti domiciliari. Alla vigilia della tragica fine della sua dinastia, lo zar scrive: Prima di colazione per augurare buona Pasqua ho baciato tutti i servitori e Alix ha dato loro delle uova di porcellana, conservatesi da scorte precedenti. In tutto c'erano 135 personeNulla di strano, dunque, se i documenti riportano che alcuni sovrani arrivavano a distribuire 40mila uova colorate e artificiali. Fra il 1870 e il 1910 1'ordine annuale dell'imperatore e dell'imperatrice ammontava a circa 1000-1500 uova in porcellana, alle quali si aggiungevano i 200 pezzi destinati ai granduchi e alle granduchesse, quelli spediti a Londra alla granduchessa di Edimburgo e a Stoccarda alla regina del Wiirttemberg, entrambe di origine russa, e i 400 destinati alle educande dei più prestigiosi collegi pietroburghesi. I soggetti delle decorazioni erano essenzialmente religiosi e riprendevano i temi del quadri della cattedrale di Sant'Isacco a Pietroburgo (nel XIX secolo) e in seguito quelli dei grandi pittori Nesterov e Voznecov della cattedrale di San Vladimir a Kiev. Su alcune, invece, sbocciavano turgide corolle di fiori oppure si stagliavano alteri, sormontati dalla corona, i monogrammi dei membri della famiglia reale.