Scatolette laccate di papiè-machè, le origini e la storia

Queste piccole miniature dipinte a mano, hanno una tradizione antichissima e multi secolare trovando origine dalla pittura russa delle Icone. I motivi ricorrenti riguardano sempre temi come leggende, favole, battaglie, scene di caccia, fiori e paesaggi tratti dai miti russi.

Nella Regione di Ivanovo, che si estende per più di 300 Kilometri a nord-est di Mosca, vi sono due piccole citt , Vladimir e Suzdal nel cui territorio sono compresi i villaggi di Palekh, Mstera e Kolui. Il quarto villaggio, Fedoskino è nei pressi, ma nella Regione di Mosca. Da più di tre secoli in questi villaggi venivano dipinte per tradizione le Sacre immagini, le Icone, destinate non solo a Chiese e a Monasteri, ma anche ai Palazzi degli Zar. Da questa antica tradizione nacque e si sviluppò quella delle miniature dipinte su lacca delle scatolette in carta pesta. In questi quattro villaggi in laboratori artigianali si lavorava secondo quanto stabiliva la tradizione, si usavano quasi sempre colori a tempera, anche se non veniva disdegnata la pittura ad olio. Il colore luminoso e la brillantezza si ottenevano unendo con maestria i colori madreperlacei e le dorature effettuate con foglia d'oro.

Dopo il 1917, con la rivoluzione bolscevica di ottobre, fu vietata qualsiasi produzione e commercio di figure sacre così che anche le locali scuole d' arte pittorica dovettero chiudere, anzi fu persino vietato di applicare l' antica arte pittorica delle Icone a qualsiasi soggetto anche non religioso : si voleva in questo modo annullare, anche per il futuro, la capacit di esprimere opere o sentimenti religiosi. Il talento di valenti artisti, se pure pittori di un' arte minore, andò così disperso.

Negli anni '50, con la fine dello stalinismo, sia a Palekh che a Fedoskino, si ricostituirono gruppi di pittori, di solito figli o nipoti dei vecchi artisti di Icone, i quali trovarono un 'escamotage' per poter riprendere la tradizione pittorica senza che la nuova attivit avesse a che fare con l' antica iconografia religiosa. Proposero di tornare alla centenaria arte di confezionare scatolette di papiè-machè (carta pesta), laccarle a nero secondo l' antica arte persiana e cinese e dipingervi sul dorso figure miniaturizzate di vario soggetto purchè, naturalmente, non religioso. Poichè le direttive del Partito, in fatto di stile di pittura, non si accordavano nè con le tecniche tradizionali di queste scuole, nè con la rappresentazione di storie o leggende russe, si cercò un mercato alternativo dipingendo soggetti politici, quali Membri del partito o allegorie di vittorie del proletariato, ma con scarso successo.

Solamente con la 'perestroika' dopo il 1990 e lo scioglimento nel 1991 del partito comunista, le cose cambiarono: la Russia si aprì al commercio e al turismo, la richiesta del mercato riprese e le vecchie scuole di pittura furono riaperte e valorizzate, sempre mantenendo ciascuna il suo peculiare metodo di pittura.

Scatolette laccate di papiè machè, la tecnica realizzativa

Il materiale di base di queste piccole scatole è la cartapesta che viene pressata nella forma dopo essere stata spalmata con la colla, bagnata con olio vegetale e conseguentemente asciugata; questo materiale, ottenuto con il sistema descritto, non si può nè rompere nè deformare restando completamente inalterato anche nei secoli.

L'esecuzione di queste miniature può durare anche molti mesi. Sottili strisce di cartoncini ordinari, spesso di recupero, vengono tagliate ed impastate con colla a base di farina. L'impasto viene disposto sopra forme di metallo che hanno la forma e le misure della scatoletta che si vuole produrre. Raggiunto lo spessore voluto, si mettono le forme sotto pressa per 15 giorni a temperatura ambiente e successivamente per 24 ore in un bagno di olio di lino, quindi vengono riscaldate in forno a 120° per ulteriori quattro giorni. Il processo finito da un materiale più duro del legno.

Il semilavorato ottenuto viene sabbiato e viene applicato un "primer" di tre mani di soluzione contenente cenere e argilla di fiume, asciugata in forno e lisciata su tutte le facce. Vengono quindi applicate altre tre o quattro mani di differenti lacche, composte da cenere e olio da lacca, ogni mano intervallata da 24 ore di asciugatura. Alla fine, sulla superficie esterna vengono date ancora 3 mani di lacca liquida, mentre all' interno viene applicata un'unica passata di lacca, cinabro e carminio per ottenere un tinta rossa. La scatoletta grezza è pronta per essere dipinta, è però necessario rendere opache le zone da dipingere, la laccatura è troppo liscia per applicare le tinte. Per far questo viene utilizzata una pezzuola intinta in polvere di pomice ripassata sulla superficie da tingere con estrema attenzione.

Su un piccolo foglietto di carta viene disegnato a matita, in scala 1:1, il soggetto che si vuole dipingere. Il retro del foglietto viene spalmato di gesso e pressato sulla scatola, quindi con un ago di legno, detto "zirowka", vengono ricalcati i contorni delle figure in modo che restino impressi sul gesso togliendo l' eccesso con una penna d' oca. Nelle zone dove verranno applicati colori chiari viene stesa una soluzione di calce perchè il nero della lacca tende ad assorbire i colori, mentre il fondo nero viene lasciato nelle altre zone.

Per dipingere le superfici ogni artista crea i propri colori decidendo se usare la tempera o l'olio. Per l'utilizzo della tempera, la tradizione vuole che venga usata un'emulsione di rosso d'uovo acqua ed aceto che viene diluita fino a raggiungere la densit voluta. Per ottenere le dosi giuste dei componenti del colore, la preparazione classica della tempera era la seguente : si prende un uovo di gallina, si fa un buco nella parte tonda del guscio facendo uscire il bianco ; con un dito si pulisce bene l' interno, si palleggia il tuorlo da una mano all' altra per eliminare ogni traccia di albume, lo si rimette nel guscio che viene riempito totalmente di aceto e si rimescola con una spatola. Questa ricetta è però valida solo per l' inverno, perchè queste dosi non andrebbero bene in estate quando nell' uovo vi è una maggior quantit di sostanze grasse, per cui bisognerebbe aumentare la dose di aceto. Successivamente, su un piatto di ceramica, usato come tavolozza, si mescolano pigmenti colorati con il tuorlo dell' uovo per ottenere le giuste gradazioni.

I colori vengono applicati in sei-sette fasi : prima i fondali, poi le figure e poi i dettagli, e dopo ancora i particolari più fini. I pennelli sono di coda di scoiattolo e per i tratti più sottili si usano pennelli di un solo pelo di lupo. Spesso vengono usate lenti di ingrandimento. Dopo che la parte dipinta è finita ed asciutta, vengono sovrapposte per protezione ancora tre-quattro mani di lacca, terminando alla fine con una vernice lucida. La produzione di Icone seguiva questa usanza : per buona parte dell' anno il pittore di Icone faceva il contadino ma ritornava pittore in inverno quando l' uovo, fornendogli la tempera ideale, gli diceva che era arrivato il momento di tornare a dipingere Icone.

La tecnica di pittura utilizzata è caratteristica di ogni singolo villaggio dove vengono realizzate le scatolette. I pezzi sono sempre firmati e sempre contrassegnati con il luogo di provenienza.

Scatolette laccate di papiè machè, la scuola di Palekh

Il villaggio di Palekh, a quasi 400 Kilometri da Mosca sulle rive del Paleshka, è circondato da foreste e lontano da strade di grande traffico per cui ha potuto conservare meglio degli altri la sua tradizione di produzione di Icone risalente al sedicesimo secolo. Attualmente ha circa 5000 abitanti e vi lavorano trecento artisti. Palekh è un villaggio inusuale, un pezzetto di antica Russia nel quale passato e presente vivono insieme; capanne di legno con tralicci finemente intarsiate si contrappongono a moderni edifici. Ogni cosa è circondata da pioppi, acacie e alberi selvatici, qui i soffici colori della campagna russa sono, non solo parte della vita di ogni giorno del villaggio, ma anche inesauribili fonti di ispirazione per gli artisti. Nelle antiche chiese di questo sobborgo, sono state trovate delle importantissime Icone russe che attestano la gloria dei pittori di Palekh, che sono sempre stati tra i più famosi dell'ex Unione Sovietica.

I segreti di quest'arte vengono tuttora tramandati di padre in figlio. Dopo il 1918, quando la domanda di icone si fermò a causa del Regime Sovietico, gli artisti rivolsero i loro sforzi alle scatole in miniatura, alla creazione di gioielli ed alla pittura di grandi pannelli con un successo strepitoso. Gli artisti di Palekh non hanno mai usato e non usano pittura ad olio, in quanto continuano a tramandarsi i colori a tempera con un tuorlo d'uovo come base. La tavolozza di Palekh è notevole per i suoi colori allegri e le sfumature brillanti; la pittura è espressiva. L'espressivit è raggiunta dalla plasticit di ogni singola linea, di ogni contorno e dal ritmo e dalla ricchezza delle composizioni. Nelle miniature di Palekh, così come nelle antiche Icone russe, le figure hanno proporzioni allungate, i movimenti sono misurati e aggraziati e portano chi guarda in un fantastico regno di storia, leggende e canzoni. Per sottolineare e far risaltare le singole forme, le figure umane, o i gruppi di persone, il pittore usa ombreggiature di filigrana o cerchiature d'oro, quasi motivi intarsiati d'oro. I maestri di Palekh spesso usano tutte le facciate della scatola, non solo il coperchio, per sviluppare il soggetto in una serie di composizioni collegate fra di loro. La grande professionalit nell'uso dei mezzi, gli affascinanti soggetti, il modo sensibile di trattare i dettagli, le ispirazioni artistiche e la bellezza dei colori fanno di ogni pezzo di Palekh un capolavoro che da allo spettatore un grande piacere estetico.

I pittori di Palekh creano miniature su temi storici e contemporanei. Essi, come gli artisti di altri villaggi, sono fortemente ispirati dai lavori dei grandi poeti e autori russi, come Pushkin, Lermontov, Nekrassov, Gorky, Mayakovsky e Bazhov, così come dalle canzoni popolari russe, dalle leggende (Bylinas), dalle opere liriche e dai balletti. Le favole hanno un posto particolare tra i soggetti scelti. Altri temi favoriti sono feroci battaglie, l'onnipresente Troika, scene di caccia, danze popolari e lavori vari dei contadini, come cogliere i funghi e bacche, pescare e passeggiare nella foresta. Molte scatole ritraggono i famosi "Cavalli di Palekh", questi fieri cavalli sono invariabilmente rappresentati mentre si impennano nel loro splendore mitologico, cavalcati da cavalieri con magnifici mantelli od armature. L'arte di questo cantone è stata definita un "piccolo miracolo". Le miniature laccate così lucenti come le penne del leggendario Firebird, uccello di fuoco, hanno origine di qui, portano l'arte poetica di questo villaggio ai più lontani angoli del mondo.

Scatolette laccate di papiè machè, la scuola di Fedoskino

Il villaggio di Fedoskino è nella Regione di Mosca, a poche miglia dalla capitale, sulle rive dello Ucha, in un paesaggio di cambi e boschi di betulle e pini, di immensi spazi, tipico della Russia centrale. Fedoskino è la vera patria di questo artigianato che sconfina nell'arte. Alla fine del XVIII secolo ed all'inizio del XIX secolo secolo vi fu la nascita di numerose botteghe per la produzione di tabacchiere ed altri oggetti in papiè machè, tra tutte si distinse quella del mercante Korobov.

Verso la met del secolo andò formandosi la classica maniera di Fedoskino: due tipi di pittura ad olio a più strati, uno "compatto" ed uno "trasparente" differianziati l'uno dall'altro dall'utilizzo di colori densi il primo e dall'uso di colori trasparenti e basi metalliche quali polvere di oro e d'argento, di oro in foglia, ed anche di polvere di madreperla. L' oro, la madreperla, le polveri metalliche colorate, sono usati nelle parti basse del dipinto ciò è per il terreno, per i campi, per i boschi ma non per i cieli o per gli sfondi che spesso sono scuri. Parti fortemente colorate sono alternate a colorazioni diafane e trasparenti. Lastrine di madreperla o metalliche danno lucentezze e rifrazioni da angoli scuri. Tradizionalmente vengono fatti tre livelli di pittura, prima i fondi poi le figure e i dettagli, seguono tre strati di vernice quindi si lucida con vernice brillante. Alcune volte si raggiunge un totale di 12 mani.

Gli artisti di Fedoskino dipingono soggetti tratti daa un numero infinito di favole, canzoni e leggende ereditate dal passato. Le immagini più ricorrenti riguardano i paesaggi russi, i fiori, e molto spesso scene di vita popolare riprese da antichissime miniature eseguite su smalto, ma anche scene di villaggi e grandi feste popolari; essi spesso ritraggono scene di feste folcloristiche e ballerini nei costumi nazionali, nelle tipiche movenze delle antiche danze eseguite dal popolo; uno dei temi preferiti ricorrenti resta la "Troika" inclinata da una parte, la troika volante", come la chiamava Gogol. Nel secolo XIX, per le sue miniature, Fedoskino, prendeva l'ispirazione dai classici quadri russi, oltre che dalle antiche incisioni e dalle pitture popolari. Un esempio importante è "La Mattina nella Foresta": La scena rappresenta un orso ed i suoi cuccioli in una nebbiosa mattina in un grande bosco. Un altro bellissimo esempio è dato da: "Le Cornacchie Stanno Tornando", che raffigura i primi uccelli di primavera che tornano quando la neve è ancora sulla terra e gli alberi appaiono spogli nel loro vestito invernale; ancora un altro soggetto è "Il Matrimonio di Boyard", una stupenda pittura di Makowsky che ora fa parte della collezione di Marjorie Merryweather Post ospitata nel museo di Hillwood a Washington; questi quadri si trovano tutti nella famosissima galleria " Tretyakov " a Mosca.

Spesso prima di dipingere una miniatura, parti dello sfondo vengono rivestiti con un foglio d'oro o argento che rimane visibile attraverso gli strati traslucidi del dipinto , dando un inusuale effetto decorativo alla miniatura; questa tecnica è conosciuta come "pittura traslucida". Grazie a questo metodo, il "caftari" di un cocchiere, o lo scialle colorato ed il sarafan di un allegra ragazza sembrano illuminare e risplendere, una scintilla d'argento traspare da un paesaggio nevoso, il tramonto risplende come oro, e da piccole finestre in lontane capanne risplende una luce.

Scatolette laccate di papiè machè, la scuola di Mstera

Il villaggio di Mstera si trova al centro della provincia di Wladimir - Suzdal alla confluenza dei fiumi Mstyora e Klyazma, quest'ultimo un affluente dell'Oka, a sud di Palekh. Prima del 1917 si chiamava Bogoyalenskaya Sloboda. Ha bellissimi panorami, spesso riportati nelle pitture. Per secoli i pittori di Mstera produssero icone di qualit straordinaria. In questi villaggi la vita continua tranquilla ed i giovani maestri contemporanei studiano l'arte antica, cercando di capire i più profondi significati e di imparare il mistero della bellezza del colore e l'espressivit della linea; la loro arte contemporanea è strettamente legata al passato; nei colori e nei disegni delle miniature moderne sentiamo l'eco dei grandi pittori antichi, degli "illustratori di libri" e dei pittori di icone.

La pittura miniaturistica su smalto è un'importante ed unica espressione artistica russa del 1900. Riflette i pensieri e le aspirazioni degli artisti che apprezzano la bellezza dei paesaggi che li circondano dell'alba e del tramonto, dell'albero in fiore, del caldo, dell'amore e della pace, la loro arte è pittoresca e luminosa, e raggiunge il cuore della gente. La tecnica è quella della tempera ma con aggiunta di altri pigmenti macinati che normalmente non vengono usati a Palekh. Le figure sono spesso allungate e un po' sofisticate, gli sfondi spesso sono blu. Non c' è l' oro se non nei ricami e dei contorni. Sono lavori un po' commerciali. Le miniature di Mstera sono molto diverse da quelle degli altri villaggi. Si differenziano da tutte le altre per i colori chiari e luminosi stesi su fondo nero, ed incorniciati da piccolissimi disegni eseguiti in oro zecchino. Le scene delle miniature Mstyora sono terreni alluvionati, campi smisurati, villaggi pittoreschi e lontane foreste blu.

Il paesaggio ha un ruolo dominante in tutti i dipinti dei maestri di questa scuola; non si tratta del singolo motivo paesaggistico quasi sempre presente nelle opere di Palekh e di Kholui, ma di un paesaggio generalmente luminoso e vasto, noto come "plein-air"; non si tratta neppure di un paesaggio del diciannovesimo-ventesimo secolo che ricorda le classiche pitture russe, come quello che si puòtrovare nelle miniature di Fedoskino, ma di uno scenario di favola con fiumi azzurri, casupole ornamentali e colline rosa e lilla; questo scenario è arrivato alle miniature Mstyora come eredit della pittura russa antica, le figure umane sembrano dissolversi nel paesaggio. Generalmente le miniature Mstyora sono dipinte solo sul coperchio della scatola, solo raramente la scatola è dipinta anche sui lati, in questo caso il risultato è squisito in quanto il disegno appare sempre incorniciato con un sottile decoro dorato, fatto con colori vegetali; nei pezzi più importanti, per i bordi decorati, viene usato l'oro puro.

Entro i limiti delle caratteristiche che contraddistinguono le pitture Mstera, gli artisti producono composizioni su vari temi: favole e canzoni, avvenimenti storici, disegni floreali, battaglie eroiche, versi lirici di innamorati che si incontrano in quei posti dove da generazioni si sono sempre incontrati: al pozzo del villaggio, nella foresta in cerca di funghi o di bacche, nella strada vicino a casa, nelle feste del paese o nelle fiere. Alcuni tra i più belli esempi di arte Mstyora contengono, nei limiti di una singola scatola, scene di battaglie incredibilmente dettagliate, con un numero di uomini e cavalli apparentemente senza fine, complicate composizioni rappresentanti elaborate scene di corte e tutti gli avvenimenti della vita di Ivan il Grande.

Scatolette laccate di papiè machè, la scuola di Kholui

La tecnica utilizzata, come a Palekh e Mstera,è la tempera, con preferenza per i gialli, i rossi e i marroni, l' oroè poco usato, se non per le decorazioni.Generalmente lo smalto nero viene sempre usato come sfondo e sono pochissime le scatole che escono da questa scuola dipinte in smalto rosso, oggi rarissime e molto pregiate. Le miniature di Kholui occupano un posto intermedio tra l'arte di Fedoskino e quello di Palekh.

Rappresentano spesso le scene di vita quotidiana con la spontaneit e la fedelt tipiche di Fedoskino e nello stesso tempo hanno un elemento di fantasia e di squisitezza che è caratteristico del villaggio di Palekh. I maestri di Kholui dipingono miniature in cui l'unit di spazio, tempo e azione, è costante, ma rappresentano pure scene indipendenti, unite in una singola composizione per rappresentare il succedersi nel tempo degli avvenimenti. Tutti i loro dipinti su scatole o altri monili, risentono dello spiccato spirito ortodosso e, generalmente, i soggetti, si riferiscono, quasi esclusivamente, alla vita sovietica ed alle sue splendide leggende. La maggior parte delle pitture di Kholui sono intensamente romantiche liriche e molto suggestive; il sentimento dominante in queste opere d'arte sembra essere una profonda e smisurata gioia.

Contrariamente a quelle di Palekh, nelle opere di Kholui le figure hanno proporzioni più realistiche. Molte pitture rappresentano la tranquilla bellezza che circonda il villaggio, ma, come gli artisti degli altri villaggi, i maestri di Kholui scelgono vari soggetti per le loro opere quali favole, leggende e temi contemporanei oltre, naturalmente, ai tanto amati poemi e storie dei giganti della letteratura che ogni russo sembra conoscere molto bene fino dall'infanzia.

Gli artisti di Kholui furono i primi a dipingere miniature dedicate alla conquista dello spazio; gli eroi cosmonauti sono rappresentati in scene di favole dove, in sella ai loro cavalli, volano sempre più in alto nel cielo ed oltre nello sconosciuto mondo delle stelle; grande attenzione viene data alla natura e al paesaggio che spesso rappresenta il villaggio di Kholui che si trova lungo le rive del pittoresco fiume Teza, piccolo fiume tipico della Russia centrale; durante la stagione dell'acqua, in primavera, questo fiume allaga un vasto territorio straripando e raggiungendo il bordo del villaggio. Certe volte allaga anche le case e gli studios di pittura. In queste occasioni, tutti usano piccole barche come mezzi di trasporto.Queste inondazioni annuali donano un colore particolare al paesaggio primaverile di Kholui, ed i suoi pittori miniaturisti amano dipingere le inondazioni del Teza e scorci del paesaggio, in primavera.

Oggetti di filigrana, le origini e la tecnica realizzativa

Il nome "filigrana" deriva da due parole latine: filum (filo) e granum (grano).

Questa antica tecnica di lavorazione del metallo era detta anche in slavo antico "skan" che significa intessere, torcere, arrotolare, ed è il risultato ottenuto dell' arrotolamento di due fili di metallo che formano una "corda". I fili così arrotolati con forza danno un effetto speciale, molto caratteristico, che spesso viene completato applicando alla corda così ottenuta piccole sfere, nei pezzi più preziosi di materiale pregiato, che rendono il prodotto dell'artigianato bello, affascinante ed unico nel suo genere.

La "filigrana", o "skan", rappresenta sicuramente il più importante metodo di lavorazione del metallo. Ci sono tracce di lavori eseguiti con questa tecnica fin dal X secolo, quando ancora la Russia si chiamava Kievskaya. Gli oggetti risalenti a questo periodo adottavano una filigrana lieve, poco arrotolata, ma gi dal XII secolo si ha un'evoluzione della lavorazione di "skan", in cui iniziano a comparire più filigrane saldate tra loro. Ma l'evoluzione è solo agli inizi, con il tempo vengono ideate ed applicate nuove metodologie, la filigrana traforata ed in rilievo, comincia ad assumere un ruolo importante le pietre, che appaiono nelle forme più svariate. Dopo un periodo in cui l'arte della filigrana è ostacolata dall'invasione mongolo-tartarica, alla fine del XV secolo, inizio XVI inizia uno sviluppo continuo che porta all'utilizzo di pietre preziose, smalti, legno ed avorio intagliato. In questi tempi lasciano il segno due maestri su tutti, Amvrosi ed Ivan Fomin.

Le filigrane trovano grandimento alla corte degli Zar, che producono preziosi articoli di filigrana nei loro laboratori che rappresentano con i grandi monasteri i principali luoghi di lavorazione artigianale di "skan"del periodo. Qui i grandi maestri ideavano e realizzavano le loro opere seguendo la lavorazione dal primo all'ultimo stadio, custodendo gelosamente tutti i loro segreti. Nel XVII secolo le "filigrana" hannop una grandissima richiesta destinata a crescere sempre più, e gli artisti iniziano a lavorare anche con cristallo e madreperla e metalli preziosi, quali oro ed argento.

Gli oggetti maggiormente prodotti erano vasi, insalatiere, scatolette e saliere. Nel XIX secolo i piccoli laboratori artigiani non soddisfavano la richiesta e sorgono vere e proprie fabbriche di "filigrana" che realizzano piatti costosi, supellettili sacri e molte altre opera d'arte. La tecnica raggiunge la perfezione, la filigrana in rilievo traforata è la più utilizzata, mentre si inizia ad utilizzare lo smalto trasparente che da agli oggetti una lucentezza ed uno splendore che mai prima d'ora si erano raggiunti.

Ai giorni nostri molti artigiano realizzano oggetti in "filigrana" seguendo questa particolare tecnica tramandata di generazione in generazione nei secoli. Uova, scatolette, supellettili sacri, ciondoli sono tra le lavorazioni che oggi si trovano nei mercatini e nei negozi di artigianato russo.

Cosa sapere sulla filigrana russa

Oggetti di filigrana, la scuola di Kazakovo

"Kazakovskaya" la scuola principale delle filigrane. Fondata nel 1930 dall'influenza di alcuni degli artigiani della scuola "Krasnoselskaya" si trova originariamente nel villaggio Kazakovo. Le filigrane di Kazakovo rappresentano l'evoluzione del XX secolo nella lavorazione della filigrana.

Linee geometriche a zigzag, motivi di carattere floreale rappresentati abilmente in diverse forme decorative. Bellissimi ornamenti in metallo simili a merletti, con ricci ed elementi vengono riuniti in una struttura distinta. Vengono realizzati portabicchieri, vasi, piatti e supellettili del pi svariato genere.

La tecnica della "filigrana" traforata in rilievo propria della scuola "Krasnoselskaya" passa in secondo piano, la scuola di "Kazakovo" raggiunge oggi un livello artistico elevatissimo. L'ornamento ha una rifinitura chiara ed accurata, gli oggetti ideati raggiungono un assortimento molto ampio, ma tutti sono autentiche opere d'arte e rappresentano un settore importante nello scenario artigianale della Russia.

Cosa sapere sulla filigrana russa

Le icone, le origini e la storia

Parlare delle Icone implica ricordare, in generale, cosa è l'Icona e cercare di capire la sua importanza nella chiesa Cristiano-Ortodossa ed in generale presso i Cristiani di Oriente ed anche i cattolici di rito bizantino. La parola Icona viene usata abitualmente per pitture a soggetto religioso fatto con una particolare tecnica e soprattutto secondo una tradizione Ecclesiale che ne ha fissato il contenuto e ne ha fatto un "Sacramentale" cioè un segno portatore di grazia. L'icona è, infatti, più di un'immagine religiosa, è vera arte sacra che ha un posto ben determinato nel culto liturgico e nella devozione privata; è un mezzo efficace per poter conoscere Dio, la Madre di Dio ed i Santi; è una confessione delle verit religiose, non soltanto un'arte che illustra la sacra Scrittura, è un linguaggio che equivale ad essa e che corrisponde alla predicazione Evangelica così come i Testi Liturgici. Inoltre è una forma di espressione semplice e diretta che colpisce e che può mostrare in modo conciso tutto l'insieme della Liturgia di una festa o fissare l'attenzione sull'insieme di un Mistero.

Nella pittura delle Icone, gli artisti, erano tenuti a rispettare severe regole di comportamento onde evitare l'eresia e per questo seguivano tre testi approvati dalla Chiesa Ortodossa; questi artisti venivano controllati sia nei loro studi che nella loro vita privata. In altre parole, l'Icona non è una rappresentazione pittorica con intenti figurativi ed artistici come i cristiani non ortodossi sono portati a credere, Essa è, invece, una Preghiera che santifica l'anima del credente con il mezzo materiale della vista, come il canto santifica attraverso l'udito. Su queste pitture, infatti, non appaiono nè le firme degli artisti nè le date di esecuzione, in quanto l'immagine non deve suscitare emozioni umane, ma far conoscere un mondo soprannaturale che può essere interpretato e recepito anche da un pubblico privo di cultura, purchè animato da spiritualit e fede. Abitualmente siamo portati a dire " dipingere un Icona ", ma in realt il temine esatto, mantenutosi nella tradizione è " scrivere un Icona ", che è anch'essa parola di Dio scritta con l'immagine, mediante un linguaggio codificato da secoli.

In corrispondenza dello "scrivere", c'è un "leggere" l'Icona, che ci riguarda tutti: E' un desiderio di scoprirla, di capirla, di approfondirla. Tutte le Icone, pur diverse tra loro, hanno un'affinit comune, come è comune l'intento con il quale furono "scritte": Testimoniare l'invisibile - sostenere la nostra fede e speranza - aiutarci a pregare - trasfigurarci nella carit . La prima immagine di Cristo è il Suo volto che, secondo la leggenda, Lui stesso impresse miracolosamente sulla tela di lino (Madillion), al fine di inviare la Sua immagine al Re di Edessa "Abgar" morente. Questa Icona (Cristo Acheropita), secondo la credenza, venne conservata a Costantinopoli, ma, andata dispersa, fu riprodotta in numerosi esemplari da pittori devoti.

Anche della Madonna fu tramandata l'Immagine originale che, secondo la tradizione, venne dipinta da San Luca Evangelista, il quale la rappresenta in tre aspetti diversi: " Madonna Orante (senza Bambino) - Madonna Hodighitria ( con Bambino: Colei che indica la retta via ) - Madonna Eleusa (con Bambino: Immagine della Tenerezza)". - Le Icone della Madre di Dio con il Bambino vengono anche definite "Icone dell'Incarnazione". La libert religiosa concessa da Costantino nel 313 d.C., e la proclamazione del Cristianesimo come religione di Stato nel 380 d.C., diede un forte impulso alla creazione artistica e quindi all'Arte Sacra delle Icone.

La devozione manifestata dai Cristiani verso questa forma di arte alimentò il malcontento degli Ebrei e dei Musulmani che, concordemente, aborrivano la raffigurazione umana della Divinit . Anche il Potere Politico vi vedeva, inoltre, una minaccia alla sua autorit . L'imperatore Leone III, l'Isaurico, preoccupato per la situazione, ordinò nel 726 d.C. la confisca e la distruzione totale delle Icone ovunque Esse si trovassero. Questo stato di cose si protrasse fino all'anno 843 d.C. quando il trionfo delle Icone fu definitivamente affermato dal settimo Concilio Ecumenico di Nicea, ed il lungo periodo iconoclastico fu chiuso per sempre.

Cosa sapere sulle icone russe

Le icone, l' iconografia

Abitualmente siamo portati a dire " dipingere un Icona ", ma in realt il temine esatto, mantenutosi nella tradizione è " scrivere un Icona ", che è anch'essa parola di Dio scritta con l'immagine, mediante un linguaggio codificato da secoli. In corrispondenza dello "scrivere", c' è un "leggere" l'Icona, che ci riguarda tutti: E' un desiderio di scoprirla, di capirla, di approfondirla. Tutte le Icone, pur diverse tra loro, hanno un'affinit comune, come è comune l'intento con il quale furono "scritte": Testimoniare l'invisibile - sostenere la nostra fede e speranza - aiutarci a pregare - trasfigurarci nella carit .

Cosa sapere sulle icone russe

Le icone, La madre di Dio della tenerezza (o di Vladimir)

La Madre di Dio della Tenerezza esprime l'intensit del rapporto tra la Madre ed il Bambino. MAria stringe a s Ges, i&volti non sono rigidi e frontali ma rivolti l'uno verso l'altro, le guance si sfiorano ed il figlio si aggrappa all'orlo del manto materno. Nelle icone russe il Salvatore ha uno sguardo pieno di compassione per tutti coloro che soffrono e fra questi , in primo luogo, la Madre, che, dal canto suo, compatisce le futura soffrenze del Figlio. La compassione del figlio incomparabilmente pi serena, il Figlio cerca di raggiungere&lo sguardo triste di Maria, preme la guancia su quella della Madre ed abbracciandola affettuosamente sembra sussurrarle qualcosa, quel qualcosa che si trova scritto su altre icone: "Non piangere sopra di me, Madre!".

La Madre Dolorosa sempre stata l' immagine preferita nelle devozioni delle madri cristiane. Il verdetto contro Eva si riferisce al dover partorire figli ed il dolore sembra essere inseparabile dall' intera esistenza di essere madre, vita piena di presentimenti e di chiaroveggenze, di pesante consapevolezza di dover portare il peso della sorte dei figli. Non si trova facilmente un'altra immagine in cui il volto di una madre sia cos carico di sofferenze non ancora speificate, ma solo vagamente presentite come in questa icona.

Le origine di questa icona risalgono al 1120-30, da fonti certe si narra di un'icona di questo tipo trasportata da Bisanzio a Kiev e poi nel 1155 a Vladimir, citt a nord-est da Mosca, di cui il nome "Vladimirskaja". Si ritiene anche ch questa icona si sia miracolosamente salvata dalla distruzione di Vladimir del 1237. Il 26 agosto 1395 per impetrare la salvezza delle orde di Tamerlano la Vladimirskaja fu portata in processione a Mosca e posta nella cattedrale della Dormizione del Cremlino. L'icona della Madonna di Vladimir e quella del Don divennero entrambe simbolo della lotta contro l'invazione Tartara.

Le icone, La Madre di Dio fonte di vita

L'origine della Sorgente di Vita deriva da una tradizione antichissima, universalmente umana, quella di unire due santuari, i&luoghi di pellegrinaggio, con una sorgente d'acqua; cos come la presenza di un santuario Mariano vicino ad una fontana suggeriva vari pensieri riguardanti il mistero di Maria. Si parla della prima Sorgente di Vita nel XIV secolo. A Costantinopoli un magnifico santuario detto Silivri situato presso la Porta d'Oro in direzione occidentale, insieme ad una sorgente esisteva gi dal tempo di Giustiniano. Questa chiesa della Genitrice della Sorgente fu un luogo di pellegrinaggio molto frequentato. Qui dal XIV secolo I pellegrini russi spesso vi si recavano per adorare la Vergine e bere l'acqua e lavarsi in essa. Nello stesso secolo lo storico e melode del santuario Niceforo Callisto Xantopulo descrive i&numerosi ex-voto.L'icona fu chiamata "Zoodchos Peg", Vergine Sorgente di Vita.

Nel'icona nata da questa tradizione i&fedeli intorno alla vasca lodano la Madre di Dio come fonte inesauribile di vita e salute. In braccio alla Vergine il Salvatore regge un cartiglio su cui scritto "Io sono l'acqua viva." La Madre di Dio Orante esce a mezzo busto dalla fontana a forma di calice o di coppa d'oro. Nell'acqua della fonta bevono e si lavano l'imperatore, il patriarca, I poveri ed i&malati; un abitante della Tessaglia risorge quando l'acqua gli viene versata sul capo, mentre un indemoniato viene liberato. I pesci che a volte sono rappresentati nella vasca, met rossi e met bruni, ricordano la leggenda di un monaco del convento di Baluki. Egli dopo aver fatto arostire dei pesci, udita la notizia della presa di Costantinopili da parte dei turchi, afferm che vi avrebbe creduto solo se questi pesci fossero tornati a guizzare vivi nella fontana miracolosa, cosa che puntualmente avvenne.

La madre di Dio del roveto ardente

L'origine della Sorgente di Vita deriva da una tradizione antichissima, universalmente umana, quella di unire due santuari, i luoghi di pellegrinaggio, con una sorgente d'acqua; così come la presenza di un santuario Mariano vicino ad una fontana suggeriva vari pensieri riguardanti il mistero di Maria.

Si parla della prima Sorgente di Vita nel XIV secolo. A Costantinopoli un magnifico santuario detto Silivri situato presso la Porta d'Oro in direzione occidentale, insieme ad una sorgente esisteva gi dal tempo di Giustiniano. Questa chiesa della Genitrice della Sorgente fu un luogo di pellegrinaggio molto frequentato. Qui dal XIV secolo I pellegrini russi spesso vi si recavano per adorare la Vergine e bere l'acqua e lavarsi in essa. Nello stesso secolo lo storico e melode del santuario Niceforo Callisto Xantopulo descrive i numerosi ex-voto.L'icona fu chiamata "Zoodòchos Pegé", Vergine Sorgente di Vita.

Nell' icona nata da questa tradizione i fedeli intorno alla vasca lodano la Madre di Dio come fonte inesauribile di vita e salute. In braccio alla Vergine il Salvatore regge un cartiglio su cui è scritto "Io sono l'acqua viva." La Madre di Dio Orante esce a mezzo busto dalla fontana a forma di calice o di coppa d'oro. Nell'acqua della fonta bevono e si lavano l'imperatore, il patriarca, I poveri ed i malati; un abitante della Tessaglia risorge quando l'acqua gli viene versata sul capo, mentre un indemoniato viene liberato. I pesci che a volte sono rappresentati nella vasca, met rossi e met bruni, ricordano la leggenda di un monaco del convento di Baluki. Egli dopo aver fatto arostire dei pesci, udita la notizia della presa di Costantinopili da parte dei turchi, affermò che vi avrebbe creduto solo se questi pesci fossero tornati a guizzare vivi nella fontana miracolosa, cosa che puntualmente avvenne.

Le icone, San Nicola

Le reliquie di questo Santo, popolare in Europa come ne mondo greco e slavo, furono trafugate da Myra a bari nel 1087, che a sua volta le contese a Benevento. L'avventuroso viaggio di trasporto per mare e le ragioni del furto, cio salvare I turchi, furono oggetto di almeno quattro versioni letterarie. Nato a Patara nel 280, Nicola fu vescovo di Myra in Licai, dove mori tra il 345 ed il 352.Al concilio di Nice si oppose vivacemente al vescovo eretico Ario, venne spogliato delle sacre insegne ed incarcerato; ma Cristo e la Vergine gli apparvero restituendogli la libert e la sua dignit vescovile, confermandolo nella vera fede. Dalle prime icone Bizantine del del X e XIII secolo il suo ciclo iconografico si arricchisce in Russia di nuovi episodi ambientati in quelle terre, come il salvataggio sl fiume Dnepr.

La sua iconografia a mezo busto lo rappresenta negli abiti vescovili, avvolto nell'onophorium ornato di croci, benedicente e con il Vangelo in mano. La fermezza del volto, la fronte alta e solcata di rughe, I grandi occhi concentrati, segnati dalle folte sopracciglia, la corta barba, fanno di Nicola l'immagine del difensore della fede cristiana contro l'eresia, oltre che l'esorcista ed il guaritore. La sua icona sormontata da due arcangeli e circondata da piccole figure di santi localiche invocano la sua intercessione.

Le icone, San Giorgio

Il culto di San Giorgio, diffuso fin dai primi secoli cristiani, manca di riferimenti storici precisi. Sembra che fosse tribuno sotto Diocleziano e che sub un'incredibile Passione durata sette anni, superando ogni specie di prova e compiendo straordinari miracoli, finch mor decapitato. La leggenda aurea aggiunge a questi fatti l'episodio famoso, ripreso dall'arte e dai racconti popolari, di San Giorgio che uccide il drago, liberando la citt e salvando la figlia del re. Il culto di San Giorgio molto antico, testimoniato gi dal IV secolo dalla presenza del sepolcro e di un santuario a lui dedicato a Lydda, in Palestina.

Chiese e monasteri decicati a san Giorgio si diffusero a dismisura in Oriente. L'immagine pi amata di San giorgio in russia non quella del martire, ma del principe e cavaliere cristiano, simbolo della grazia e della bellezza che vincolno sul male. L'immagine pagana dell'eroe cavaliere, trasferita dalla cultura bizantina antica, si diffonde negli antichi principati cristiani di Novgorod e Pskov, creando soggetti di rara eleganza e fascino. L'immagine di Samn Giorgio spicca, come san Michele arcangelo, mentre si lancia in avanti sul suo bianco destriero.

Le icone, Cristo Pantocratore, Signore dell' Universo

L'Icona del Pantocratore divent il simbolo della lotta contro le eresie che legavano ora la natura divina di Cristo, l'arianesimo,ora l'umana, il monofisismo.

Dopo che il concilio di Nicea del 325 conferm che Cristo l'immagine perfetta e visibile del Padre, seguirono tre mesi di lotte continue fino a stabilire che nella persona di Cristo c' l'unione ipostatica di due nature, l'umana e la divina. Sotto l'imperatore iconoclasta Leone III Isaurico le icone furono fatte soggetto di distruzione e vennero perseguitati I loro sostenitori, fra cui il pi accanito fu Giovanni Crisostomo. Difendendo l'immagine di Cristo uomo di Dio si difendeva il principio stesso dell'incarnazione, e quindi l'efficacia della salvezza. L'icona divent un potente baluardo in difesa della vera fede, ed ebbe I suoi martiri, fino al settimo concilio ecumenico di Nicea del 787 ed al trionfo dell'ortodossia nell'842.

L'icona di Cristo Pantocratore, cio Signore dell'Universo, l'immagine stessa della vittoria della fede ortodossa sulle eresie.

Le matrioske, le origini e la storia

Pochi oggetti di artigianato sono popolari come la matrioska, assurta quasi a simbolo della Russia e del­le sue tradizioni più genuine. In realt la storia della coloratissima bambola di legno non affonda le sue radici in un passato molto lontano, ma risale a un secolo fa. Il decennio 1890 fu caratterizzato in Russia da un impetuoso sviluppo culturale ed economico e dalla riscoperta delle più autentiche tradizioni nazionali. Fu l'industriale Savva Mamontov, collezionista e mecenate, a raccogliere intorno a sè nella sua tenuta di Abramcevo artisti quali Repin, Vasnecov, Vrubel, che ebbero cosi l'occasione di lavorare accanto ai migliori artigiani. L'interesse andava soprattutto all'arte popolare di cui erano parte integrante i giocattoli in legno e argilla, secolare creazione dei contadini delle varie regioni del paese.

II celebre pittore S.V. Maljutin, anch'egli della cerchia di Mamontov e fautore dello "stile russo", disegnò la prima matrioska, una rubiconda contadina con la camicia ricamata, il sarafan (ampio abito nazionale russo), un fazzoletto in testa ed un gallo nero in braccio.

La realizzazione pratica fu di Svezdockin, il piu bravo "giocattolaio" di Sergiev Posad, cittadina a 70 chilometri da Mosca, famosa per questo tipo di artigianato: otto figure di dimensioni decrescenti, inserite l'una dentro l'altra, che riproducevano la ragazza con il gallo e un ragazzo. L'ultima, minuscola, rappresentava un neonato in fasce. Maljutin dipinse personalmente con pittura a guazzo e poi ricoprì di vernice la nuova bambola, ribattezzata matrioska: Matriona o Matriosa nella Russia prerivoluzionaria era un nome femminile molto diffuso, derivato dal latino mater ed evocante la figura di una pacifica e robusta matrona. Nulla di più adatto per la bambola in legno dipinto che, contenendone altre sempre piu piccole, poteva ben assurgere a simbolo della maternit e della fertilit .

Cosa sapere sulla matrioska

Le matrioske, la tecnica realizzativa

I tipi di legno usati per le matrioske sono oggi come allora il tiglio e la betulla: l'albero viene tagliato all'inizio della primavera, privato di quasi tutta la corteccia e diviso in ceppi, che vengono messi ad asciugare all'aria aperta per alcuni anni. Solo un artigiano esperto puòrendersi conto del momento in cui il legno è pronto per essere lavorato attraverso un lungo procedimento, che comprende ben 15 operazioni diverse.

Si eseguono prima i pezzi più piccoli, per finire con la bambola "madre", il tutto senza prendere alcuna misura, basandosi unicamente sull'abilit e l'esperienza del maestro. Se fino agli ultimi anni del XIX secolo le matrioske venivano realizzate a Mosca nel Laboratorio pedagogico per bambini, quando questo chiuse, a raccogliere la fiaccola della tradizione fu Sergiev Posad (ribattezzato Zagorsk negli anni %u201930, ora ha riacquistato il suo antico nome), vivace cittadina autenticamente russa, il cui colorito mercato, all'ombra del celebre monastero di San Sergio, pullulava di una folla di personaggi che servirono da modello proprio alle varie tipologie delle matrioske.

Non mancavano però certamente anche i soggetti storici: i boiari e le loro mogli, i bogotyr, gli eroi russi, i personaggi dei romanzi di Gogol e, nel 1912, nel centenario della guerra contro Napoleone, matrioske con le fattezze dell'imperatore francese, del suo avversario, il generale Kutuzov, e all'interno, le figurine dei comandanti dei loro eserciti. Ma la fama di questo giocattolo (all'epoca molto costoso) ebbe la sua consacrazione internazionale nel 1900 all'Esposizlone Universale di Parigi. Nel 1911 in Russia giungevano ordinazioni di matrioske da 14 paesi stranieri e a Sergiev Posad la produzione di queste contava ben 21 modelli diversi, che potevano contenere da 2 a 24 pezzi. Ma la più grande matrioska, di 60 pezzi, fu realizzata in questo centro del giocattolo in tempi più recenti, nel 1967.

La crescente popolarit della bambola fece sì che in Russia, in Ucraina e in Bielorussia si sviluppassero molti altri luoghi di produzione, ognuno dei quali ha elaboralo un proprio stile particolare. Fra i più noti bisogna ricordare quello di Semjonov nella zona del Volga, le cui matrioske sono molto decorative e simbolesche, con personaggi ispirati alla cultura popolare.

Cosa sapere sulla matrioska

Le uova laccate, le origini e la storia

Prezioso è l'uovo che arriva in tempo per la Pasqua, recita un antico detto russo. L'usanza di preparare e scambiarsi come dono uova colorate e dipinte, nei secoli ha codificato produzioni artistiche e artigianali di grande variet e bellezza. II costume dei fedeli della Chiesa ortodossa di regalarsi uova dipinte di rosso nel giorno della Pasqua trae origine da una leggenda greca. Giunta a Roma dopo la resurrezione di Cristo per predicare il Vangelo, Maria Maddalena si presentò al1'imperatore Tiberio portandogli in dono un uovo rosso e pronunciando la frase Cristo è risorto.

L'uovo e il colore rosso, simboli, rispettivamente, di morte e rinascita e del sangue di Cristo, significavano dunque l'immortalita acquisita a prezzo del sacrificio del Signore. Naturalmente, nell'usanza cristiana era confluita 1'antica simbologia pagana dell'uovo: fertilit , primaverile ritorno della natura alla vita. In origine si decoravano soprattutto uova di gallina o di altri volatili; il colore rosso si otteneva da sostanze vegetali, come la buccia di cipolla, e i motivi erano arabeschi, fiori, figure umane e animali. Quelle realizzate in osso o in legno erano ope &­ra degli abili artigiani dell'Armeria del Cremlino, oppure dei monaci del Monastero della Trinit di San Sergio. Verso la fine del XVIII e 1'inizio del XIX secolo fiorì la produzione di uova nei materiali piu disparati: cristallo, vetro, pietre semipreziose, cartapesta, metallo, smalto, stoffa con applicazione di perline. Ma giù intorno alla met del Settecento era iniziata la produzione delle uova in porcellana che, per preziosit e finezza del materiale, divennero presto le più diffuse. Non certo fra il popolo, però: la maggior parte di esse veniva infatti ordinata dallo zar per essere donata il giorno di Pasqua a familiari, cortigiani, gerarchie ecclesiastiche e militari e servitù. Come tutta la vita di corte, anche il cerimoniale della distribuzione delle uova era regolato da norme ben precise, descritte dallo storico Zabelin. Al termine dell'ufficio mattutino il patriarca benediceva il sovrano e gli donava un uovo. Lo zar, dopo la funzione, si recava nelle stanze della zarina e distribuiva uova colorate alla madre, ai boiari di corte, ai tesorieri e alle cameriere.

Una tradizione tanto importante da essere annotata nel diario dell'ultimo zar Nicola II il 2 aprile 1917, quando era ormai esautorato e agli arresti domiciliari. Alla vigilia della tragica fine della sua dinastia, lo zar scrive: Prima di colazione per augurare buona Pasqua ho baciato tutti i servitori e Alix ha dato loro delle uova di porcellana, conservatesi da scorte precedenti. In tutto c'erano 135 personeNulla di strano, dunque, se i documenti riportano che alcuni sovrani arrivavano a distribuire 40mila uova colorate e artificiali. Fra il 1870 e il 1910 1'ordine annuale dell'imperatore e dell'imperatrice ammontava a circa 1000-1500 uova in porcellana, alle quali si aggiungevano i 200 pezzi destinati ai granduchi e alle granduchesse, quelli spediti a Londra alla granduchessa di Edimburgo e a Stoccarda alla regina del Wiirttemberg, entrambe di origine russa, e i 400 destinati alle educande dei più prestigiosi collegi pietroburghesi. I soggetti delle decorazioni erano essenzialmente religiosi e riprendevano i temi del quadri della cattedrale di Sant'Isacco a Pietroburgo (nel XIX secolo) e in seguito quelli dei grandi pittori Nesterov e Voznecov della cattedrale di San Vladimir a Kiev. Su alcune, invece, sbocciavano turgide corolle di fiori oppure si stagliavano alteri, sormontati dalla corona, i monogrammi dei membri della famiglia reale.

Le uova laccate, l' artigianato

Artigiani, artisti e manifatture specializzate continuano a realizzare uova pasquali dei generi piu svaiati. Molto naif, in vendita nei mercati colchosiani e spesso opera di vecchiette, le babuske, che in questo modo riescono a raggranellare qualche soldo, sono quelle in legno con il simbolo della Pasqua, le due lettere cirilliche "X.B.", iniziali della frase augurale "Cristo e risorto"; coloratissime, sono decorate da chiese, cupole, o angioletti. Sempre in legno, con disegni su fondo rosso e di dimensioni piu grandi, sono le uova con l'immagine di Cristo che esce dal sepolcro.

Quelle smaltate di nero e variamente decorate in oro secondo lo stile e con i soggetti tipici delle icone, spesso ingabbiate in complicate decorazioni metalliche, provengono dalla fabbrica di Sofrino nei dintorni di Mosca, che produce splendidi oggetti di culto per la Chiesa ortodossa. Meno originali, anche se ricercate dai collezionisti di questo genere e dunque molto costose, sono le uova della celebre manifattura Gzel, in porcellana bianca a grandi rose blu.

Piu raramente si trovano in vendita quelle in maiolica dipinte nei toni delicati dell'azzurro, del giallo e del verde e attaccate a nastri di raso in tinta, con i quali vengono appese alla maniera antica nell"'angolo bello" dell'isba, destinato alle icone. La lavorazione degli smalti di Rostov, tipicamente russa, viene applicata anche alla produzione di uova con motivi ornamentali stilizzati. Piu semplici ma affascinanti per i materiali, sono le uova prodotte negli Urali, in pietre semipreziose: diaspro, nefrite, marmo di vari colori e la rarissima ciaroite viola della Si&­beria.

Nel centro culturale ucraino in via Arbat ci si puo imbattere nelle fragili creazioni delle donne del villaggio di Kosmac nei Carpazi. Le uova vengono svuotate e i gusci immersi prima nella cera e quindi in barattoli di colori diversi per poi essere decorate con un affilato attrezzo metallico con semplici motivi di fiori, animali, stelle, lettere, croci e figure geometriche, riuniti a formare fasce longitudinali e trasversali. Tipiche dell'Ucraina sono anche le piccole uova in legno dipinte o incise con intricatissimi disegni geometrici ispirati ai ricami, ai tessuti e ai tapped della regione.

Le uova laccate, Fabergè

Ma le uova imperiali per antonomasia sono quelle della ditta orafa Carl Fabergè, che i membri della famiglia regnante e l'aristocrazia si scambiarono dal 1885 fino al 1916. Si conoscono 54 di questi oggetti straordinari, tutti pezzi unici creati secondo un'idea originale su un tema di attualita o di fantasia.

II primo fu la copia esatta di un uovo; realizzato in oro ricoperto di smalto color latte, conteneva una gallinella d'oro.

Degno di nota e quello della Pasqua del 1900, in argento decorato di smalto multicolore e sormontato dall'aquila bicipite, che racchiude un perfetto modellino di treno in oro e platino con fari di rubini e brillanti.

Un altro pezzo magnifico per 1'elegante associazione di materiali preziosi, cristallo di rocca decorato con lapislazzuli, smalto, oro e brillanti, racchiude lo yacht imperiale in miniatura.

Splendido anche uno degli ultimi pezzi realizzato nel 1914, "l'uovo a mosaico" dai mille riflessi colorati, con la sorpresa di un delicatissimo cammeo che ritraeva i figli dell'imperatore.

Lo stile di questi pezzi, certo irripetibili, e stato ripreso dall'orafo pietroburghese Andrej Ananov che realizza piccole uova pendenti in smalto iridescente guilloche decorate con stemmi araldici, nodi d'amore o fiordalisi in pietre preziose, e ancora uova soprammobile in smalto, oro, argento o pietre dure.

I samovar, le origini e la storia

II samovar, il cui prototipo venne realizzato nel 1778 a Tula dal maestro Nazar Lisicyn, negli anni cominciò a distinguersi dall'altro vasellame: sempre più evidente diventava l'originalit della sua struttura e alcuni suoi dettagli, come il rubinetto, i manici, il coperchio, avevano anche un effetto decorativo. Non era usato soltanto in casa,ma veniva portato anche in viaggio. Nacquero cosi i diversi tipi di samovar russi.

La struttura del samovar e piuttosto complessa, ma cio che lo distingue è la presenza di un braciere che garantisce la temperatura sufficiente alla bollitura dell'acqua. In quelli moderni esso è sostituito da una spirale elettrica, ma nei tempi antichi aveva la forma di un tubo pieno di carbone, fissato al centro del serbatoio, mentre in basso si trovava il raccoglitore della cenere. II samovar ha poi un rubinetto ed è chiuso da un coperchio sormontato dal fornello su cui viene posata la teiera con il te concentrato.

Col passare del tempo il suo modello ha subito molti mutamenti: nel XVIII secolo riprendeva la forma tradizionale dei recipienti russi in rame ed era decorato in stile Barocco o Rococo; alla fine del secolo si sentì l'influenza del classicismo con le fattezze di vaso, di urna antica, di uovo, con ghirlande di fiori, foglie e maschere in rilievo. All'inizio del XIX secolo compaiono i samovar da viaggio simili a botticelle con piedi staccabili. Ogni fabbrica cercava di inventare qualcosa di originale, di qui la grande varieta di forme durante la prima met del secolo scorso. Molto interessanti i samovar in stile neogreco.

Nel 1840-50 diventano di moda metalli che imitano l'argento. Nella seconda met del secolo i samovar si realizzano in materiali vari, che ne caratterizzano anche il colore: argento, rame, ottone, una particolare lega di rame e zinco dalle sfumature rossastre. Alla fine del secolo compare il samovar a cherosene. In quel periodo il centro più importante della produzione divenne Tula: la vicinanza a Mosca, la presenza dei ricchi giacimenti minerari, l'alta qualificazione degli artigiani che da sempre lavoravano il metallo fecero si che la citt degli armaioli divenisse la capitale del samovar.

II samovar piu grande vi venne costruito nel 1922 per farne dono al presidente dell'Urss Kalinin: aveva una capienza di 250 litri e impiegava 40 minuti per bollire ma, grazie all'uso di un particolare metallo, manteneva il calore per due giorni. II piu piccolo samovar prodotto in questa fabbrica pesa 125 grammi e arriva ad ebollizione in soli 3 minuti con la fiamma di un fiammifero.

I samovar, l' evoluzione

La definizione più esatta è quella di un celebre dizionario del 1860: Recipiente che riscalda l'acqua per il te, realizzato per la maggior parte in rame, contenente al suo interne un tubo e un braciere. Essa risulta però limitata all'aspetto strettamente funzionale, mentre il samovar è anche un oggetto profondamente simbolico, che significa il focolare domestico e l'intimit dei rapporti d'amicizia.

Raccolti attorno al samovar, i russi trascorrevano le lunghe serate invernali, tenevano discussioni d'affari o accesi dibattiti politici, come testimoniano molti quadri di genere e raffigurazioni d'epoca. II samovar campeggiava nei picnic estivi, nei giardini delle tenute dell'aristocrazia e nelle feste e nelle fiere popolari.

II samovar e strettamente legato a un momento importante della vita russa, la cerimonia del te. Questa esotica bevanda, portata per la prima volta in Russia nel 1638 come prezioso dono del khan mongolo allo zar Michail Fjodorovic (Michele III), cominciò a diffondersi nel paese solo verso la fine del secolo, e inizialmente con una certa difficolt .

Soltanto nell'Ottocento divenne davvero apprezzata e popolare. I moscoviti in particolare godevano della fama di caevnikl, grandi estimatori del te. Nella cerimonia il samovar veniva ad assumere un significato rituale: se ne potevano trarre i piu diversi auspici. Se, bruciato quasi tutto il carbone nel braciere interno, cominciava a fischiare senza motivo apparente, il moscovita rabbrividiva.II presagio piu negativo era quando il samovar si dissaldava. Ma se il carbone crepitava e 1'oggetto cantava c'era di che rallegrarsi.

Ai giorni nostri, la cerimonia del te si è molto semplificata. Tuttavia il samovar ha messo maggiormente in luce il suo valore di oggetto prezioso, quasi d'arte. Se adesso il samovar non è più, come scriveva Fedor Dostoevskij, "l'oggetto russo più indispensabile", rimane comunque un frammento della vecchia Russia.

I samovar, i modelli storici

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Madre di Dio Fonte di Vita (o Sorgente di Vita)

L'origine della Sorgente di Vita deriva da una tradizione antichissima, universalmente umana, quella di unire due santuari, i luoghi di pellegrinaggio, con una sorgente d'acqua; così come la presenza di un santuario Mariano vicino ad una fontana suggeriva vari pensieri riguardanti il mistero di Maria.

Si parla della prima Sorgente di Vita nel XIV secolo. A Costantinopoli un magnifico santuario detto Silivri situato presso la Porta d'Oro in direzione occidentale, insieme ad una sorgente esisteva gi dal tempo di Giustiniano. Questa chiesa della Genitrice della Sorgente fu un luogo di pellegrinaggio molto frequentato. Qui dal XIV secolo I pellegrini russi spesso vi si recavano per adorare la Vergine e bere l'acqua e lavarsi in essa. Nello stesso secolo lo storico e melode del santuario Niceforo Callisto Xantopulo descrive i numerosi ex-voto.L'icona fu chiamata "Zoodòchos Pegé", Vergine Sorgente di Vita.

Nel'icona nata da questa tradizione i fedeli intorno alla vasca lodano la Madre di Dio come fonte inesauribile di vita e salute. In braccio alla Vergine il Salvatore regge un cartiglio su cui è scritto "Io sono l'acqua viva." La Madre di Dio Orante esce a mezzo busto dalla fontana a forma di calice o di coppa d'oro. Nell'acqua della fonta bevono e si lavano l'imperatore, il patriarca, I poveri ed i malati; un abitante della Tessaglia risorge quando l'acqua gli viene versata sul capo, mentre un indemoniato viene liberato. I pesci che a volte sono rappresentati nella vasca, met rossi e met bruni, ricordano la leggenda di un monaco del convento di Baluki. Egli dopo aver fatto arostire dei pesci, udita la notizia della presa di Costantinopili da parte dei turchi, affermò che vi avrebbe creduto solo se questi pesci fossero tornati a guizzare vivi nella fontana miracolosa, cosa che puntualmente avvenne.

San Giorgio

Il culto di San Giorgio, diffuso fin dai primi secoli cristiani, manca di riferimenti storici precisi. Sembra che fosse tribuno sotto Diocleziano e che subì un'incredibile Passione durata sette anni, superando ogni specie di prova e compiendo straordinari miracoli, finchè morì decapitato. La leggenda aurea aggiunge a questi fatti l'episodio famoso, ripreso dall'arte e dai racconti popolari, di San Giorgio che uccide il drago, liberando la citt e salvando la figlia del re. Il culto di San Giorgio è molto antico, testimoniato gi dal IV secolo dalla presenza del sepolcro e di un santuario a lui dedicato a Lydda, in Palestina. Chiese e monasteri decicati a san Giorgio si diffusero a dismisura in Oriente. L'immagine più amata di San giorgio in russia non è quella del martire, ma del principe e cavaliere cristiano, simbolo della grazia e della bellezza che vincolno sul male. L'immagine pagana dell'eroe cavaliere, trasferita dalla cultura bizantina antica, si diffonde negli antichi principati cristiani di Novgorod e Pskov, creando soggetti di rara eleganza e fascino. L'immagine di Samn Giorgio spicca, come san Michele arcangelo, mentre si lancia in avanti sul suo bianco destriero.

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Il monastero della trinit di San Sergio

Il monastero è situato nella citt di Sergiev Posad, appartenente all'Oblast' di Mosca. Il clima è molto rigido d'inverno e tiepido d'estate. Infatti, nel mese di gennaio si raggiungono anche i -20 °C; a luglio, invece, si arriva fino a 25 °C. Da novembre a marzo la temperatura può scendere sotto zero. Le nevicate nella stagione invernale sono piuttosto frequenti: da ottobre a maggio le nevicate sono presenti. Il mese più piovoso è luglio, con circa 80 mm di pioggia.

Il monastero è situato circa a 75 chilometri a nord-est da Mosca, la capitale della Russia. Si raggiunge attraverso l'autostrada per Jaroslavl', che verso questa citt diviene strada principale. Il complesso dedicato a San Sergio è raggiungibile tramite il treno: si deve scendere alla stazione ferroviaria Jaroslavskij. Il mese di novembre è sconsigliato per fare una vacanza in Russia perché qui è il mese più umido e piovoso.

Il monastero fu fondato nel 1345 da uno dei più venerati santi russi, Sergio di Radonež, che, insieme al fratello Stefano Radonež, costruì una chiesa di legno in onore della Santa Trinit all'interno dei boschi presso la collina Makovets, a pochi chilometri dalla citt di Radonež. Il santo iniziò da allora una vita eremitica di ascesi vivendo in solitudine per più di un anno. Attirati da questo esempio altri monaci si unirono successivamente a lui finché nel 1354 venne eletto egumeno del monastero. A quei tempi il cenobio era costituito da un insieme di celle in legno disposte in prossimit della chiesa. Nel 1355 Sergio introdusse una regola monastica inviatagli, secondo la Vita del santo, dall'allora patriarca di Costantinopoli Filoteo, che disponeva la costruzione di edifici ausiliari, come refettori, cucine e forni per il pane. Questa regola fu un modello per i discepoli di Sergio che pochi anni dopo, partendo dal Lavra, iniziarono la predicazione in ogni angolo della Russia centrale e settentrionale, fondando oltre 400 monasteri, tra i quali i più famosi sono quelli di Solovetskij, Kirilov, e Simonov.

San Sergio supportò Dimitri Donskoj nella sua guerra contro i tartari inviando lui due monaci, Peresvet e Osljabja, per partecipare alla battaglia di Kulikovo (1380). Poco prima dell'inizio dei combattimenti Peresvet morì in un duello contro un campione tartaro. Anche a causa dell'appoggio al sovrano russo, il monastero fu devastato e dato alle fiamme durante un raid di un'unit di cavalleria tartara nel 1408.San Sergio fu dichiarato santo patrono di Mosca nel 1422. Il medesimo anno, per volere del nuovo egumeno Nikon, iniziarono i lavori per la costruzione di una nuova cattedrale in pietra costruita da un gruppo di monaci serbi che avevano trovato rifugio nel monastero dopo la battaglia di Kosovo Polje. Le reliquie di San Sergio furono ivi disposte al termine della costruzione di questa, anch'essa dedicata alla Santa Trinit . I più grandi decoratori di icone viventi in Russia, Andrej Rublëv e Daniil Čërnyj, furono chiamati a decorarla con affreschi.

Nel 1476, Ivan III assunse molti muratori di Pskov per costruire la chiesa dello Spirito Santo, la struttura della quale è una dei pochi esempi rimasti di chiesa russa con annessa torre campanaria. L'interno contiene i primi esempi di decorazione con piastrelle verniciate. All'inizio del XVI secolo fu ampliata da Vasili III. Nel 1559 Ivan il Terribile commissionò la cattedrale dell'Assunzione che fu portata a termine ventisei anni dopo. La cattedrale, simile alla sua omonima posta nel Cremlino, che sembra essere stata presa come modello, ma molto più larga di quest'ultima, contiene innumerevoli icone, dipinte da diverse mani tra il XVI e il XVIII secolo raffiguranti l'ultima cena. L'interno fu decorato da un gruppo di pittori della vicina Jaroslavl' nel 1684 con affreschi dalle forti tinte blu e violetto. La cripta contiene la tomba di Boris Godunov, della sua famiglia e di alcuni patriarchi ortodossi del XX secolo.

All'evoluzione del monastero in questo secolo corrispose una rapida crescita degli insediamenti posti intorno ad esso che, gradatamente, aumentarono fino a dar luogo alla moderna citt di Sergiev Posad. Lo stesso monastero si evolse in un rinomato centro frequentato da i maggiori storici e pittori di icone della Russia. Appena fuori dalle mura del chiostro furono inoltre costruiti il convento di Santa Paraskeva con annesse l'omonima chiesa e la chiesa dell'Introduzione (entrambe del 1547). Verso la fine del XVI secolo il monastero venne fortificato: la palizzata di legno che circondava il chiostro venne sostituita con una di pietra lunga 1,5 km e furono costruite dodici torri di difesa, sempre in pietra. Tali accorgimenti furono indispensabili per il Lavra nel sostenere i sedici mesi di assedio polacco (1608-1610). Nel 1618 un altro assedio, portato da Ladislao IV di Polonia, fu nuovamente sostenuto dal monastero il quale, pur non capitolando a fronte dei ripetuti attacchi, fu comunque danneggiato come dimostra l'ammaccatura al portale della cattedrale mai riparato per preservare il ricordo degli scontri. Un altro avvenimento storico di questo secolo degno di nota fu il rifugiarsi all'interno delle mura del monastero del futuro zar Pietro I, che per bendue riuscì in tal modo a sfuggire i propri nemici.

Durante il XVII secolo furono aggiunte al monastero numerose strutture, quali un piccolo e lussuoso palazzo in stile barocco che ospitava i patriarchi, un palazzo reale con la facciata dipinta a scacchi, un refettorio intitolato a san Sergio, anch'esso dipinto con motivi a scacchiera, con i suoi 510 metri quadrati era considerato la stanza più grande di tutta la Russia, nuove celle per i monaci, un ospedale per la comunit e una cappella costruita al di sopra di un pozzo santo scoperto nel 1644. La cattedrale a cinque cupole dedicata alla nativit di San Giovanni Battista fu inoltre commissionata dalla famiglia Stroganovy e costruita appena oltre i cancelli del Lavra tra il 1693 e il 1699.

Nel 1744 l'imperatrice Elisabetta conferì al monastero il titolo di Lavra, attribuendo la carica di archimandrita alMetropolita di Mosca. Elisabetta favorì in più modi il monastero e manifestò la propria venerazione verso di questo compiendo ogni anno un pellegrinaggio a piedi fino al Lavra. Il suo sposo segreto, il conte Aleksej Razumovskij, oltre ad accompagnarla in questi viaggi commissionò la chiesa della Beata Vergine di Smolensk, l'ultimo grande luogo di culto ad essere costruito all'interno delle mura claustrali. Un altro segno di affetto di Elisabetta per il monastero fu la costruzione, ordinata dalla sovrana, di una torre campanaria barocca che, con i suoi 88 metri, fu la più alta struttura costruita in Russia fino a quel tempo. I suoi architetti furono Ivan Mičurin e Dmitrij Uchtomskij. Per tutto il XIX secolo il Lavra mantenne il suo status di monastero tra i più importanti di Russia. Nel 1814 una accademia ecclesiastica sostituì il seminario costruito nel 1742. Il Lavra conteneva inoltre una delle più supreme collezioni di manoscritti medioevali presenti al mondo, in grado di attirare migliaia di visitatori[4]. Durante questo secolo, nel territorio monasteriale furono sepolti i filosofi conservatori Konstantin Nikolaevič Leont'ev e Vasilij Vasil'evič Rozanov.Dopo la rivoluzione russa del 1917, il governo sovietico chiuse il monastero nel 1920, affidando le costruzione a differenti istituti cittadini o trasformandoli in museo. Nel1930 le campane del monastero, inclusa la campana degli zar, dal peso di oltre 65 tonnellate furono fuse, i manoscritti dispersi in differenti collezioni.

Dopo che, nel corso della seconda guerra mondiale, il governo aveva attenuato il contrasto all'attivit della Chiesa ortodossa russa, il Lavra tornò propriet di quest'ultima nel 1945. Il 16 aprile 1946 fu celebrato il primo servizio divino dopo la chiusura sovietica, nella chiesa dell'Assunzione. Il monastero fu inoltre la sede del patriarca di Mosca fino al 1983, quando quest'ultimo fu autorizzato a trasferirsi al monastero Danilov di Mosca. Importanti lavori di restauro furono posti in essere tra gli anni sessanta e i settanta del XX secolo. Nel 1993 è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanit .All'interno del Monastero della Trinit di San Sergio vi sono molte attrazioni, le più visitate delle quali sono la Cattedrale dell'Assunzione, la Cattedrale della Trinit e il Refettorio di San Sergio. Ci sono molte altre chiese, un palazzo che ospita gli appartamenti degli zar e il refettorio, dedicato a San Sergio. È particolare il campanile, dagli esterni molto decorati, intonacati in azzurro e in bianco.

Suzdal

Con i suoi cinque monasteri rimasti e il gran numero di chiese al suo interno, monumenti dichiarati nel 1992 patrimonio dell'umanit dall'UNESCO con il nome di Monumenti bianchi di Vladimir e Suzdal', la cittadina è tutt'oggi uno dei centri principali del turismo religioso in Russia e appartiene al cosiddetto Anello d'Oro. È a soli 220 chilometri di distanza da Mosca. Man mano che ci si avvicina a questa antica citt , la concentrazione del suo “spirito russo” inizia ad aumentare. Nel villaggio di Pavlovsk c’è un piccolo hotel nel cui cortile campeggia una enorme statua che rappresenta un possente guerriero russo trionfante su un leggendario drago sputafuoco con numerose teste. Avvicinandosi a Suzdal, si fanno sempre più frequenti gli annunci di alberghi, pensioni e ristoranti. Quasi tutta la vita di questa citt oggi ruota attorno al turismo.

Il primo record di Suzdal nelle cronache risale al 1024. Suzdal si trova sulle rive pittoresche del ventoso fiume Kamenka, che attraversa tutta la citt . Nei tempi antichi questo fiume era navigabile e rappresentava la principale via per il commercio. Agli inizi del Dodicesimo secolo, sotto il dominio del principe Yuri Dolgoruky, Suzdal è stata la capitale del principato di Rostov-Suzdal. Mosca, per inciso, è stata fondata da Yuri Dolgoruky per proteggere i confini meridionali di questo principato. In seguito, Suzdal è diventata la capitale del principato di Suzdal-Nizhny Novgorod e nel 1392 è entrata a far parte del Granducato di Mosca.

Un tale passato non poteva non influenzare lo sviluppo culturale di Suzdal. In passato, Suzdal rappresentava il centro spirituale della vecchia Russia, un aspetto che si nota anche adesso. Su una superficie di nove chilometri quadrati si trovano cinque monasteri, circa 30 chiese e cappelle e 14 campanili: più manufatti culturali per metro quadrato rispetto a qualsiasi altra parte del mondo, con la probabile eccezione della citt vecchia di Gerusalemme.

Non vedrete alcun grattacielo qui perché sono proibiti per legge. Gli edifici più alti rappresentano cinque leggende, ma se non sai dove sono non riesci a vederli. Il posto migliore da cui partire per iniziare la visita della citt è la piazza del mercato. Il suo lungo porticato costeggiato da colonne termina in una guglia con una banderuola a forma di falco, antico simbolo della citt ; la Cattedrale della Resurrezione completa l'insieme. Qui tutto sembra come se fosse stato costruito cento o duecento anni fa, senza contare gli stand che vendono souvenir. La piazza è pavimentata con ciottoli grezzi sui quali non è molto agevole camminare. I tacchi alti dovrebbero essere evitati quando si visita Suzdal.

Quando si parte per questa citt bisognerebbe ricordarsi che tutti i musei chiudono alle 6 del pomeriggio, così come le bancarelle di souvenir. Così la citt assume un aspetto sereno e tranquillo. La sera a Suzdal è ideale per gli amanti dell’antichit . Si può passeggiare per le strade tranquille circondate da edifici storici e da una natura bellissima. Lasciando la piazza del mercato per dirigersi verso la via del Cremlino è possibile scorgere alla propria destra una collina con un sentiero battuto. Non è facile salire in cima alla collina, specialmente nei giorni di pioggia, ma la determinazione verr premiata.

Dalla cima della collina si può ammirare un panorama meraviglioso. Si tratta di un punto di partenza ideale per i fotografi dilettanti: il fiume tortuoso, i campi e il bosco in lontananza: la vera natura russa. Da qui è anche possibile vedere due monasteri e dieci chiese. Ma attenzione, perché scendere da questa collina è ancora più difficile che salirci.

Il monastero di Suzdal Sant'Eutimio è stato incluso dall’Unesco nel Patrimonio Mondiale dell'Umanit . Questo monastero fu fondato nel 1352 su una falesia a strapiombo sul fiume Kamenka. Le pareti originarie erano di legno, ma durante le invasioni polacco-lituane del 17° secolo sono state rase al suolo. In seguito fu costruita una vera fortezza di pietra, che sopravvive ancora oggi. All'interno del monastero si trovano diversi musei. Nel proprio tour sar possibile vedere anche la tomba del principe Dmitri Pozharsky che, insieme al mercante di Nizhny-Novgorod Kuzma Minin, ha guidato la Seconda Armata Nazionale liberando Mosca dagli invasori polacchi nel 1612. Ogni ora è possibile ascoltare per cinque minuti il concerto delle campane della chiesa del monastero. Uscendo dalla zona del monastero, girare a destra e proseguire a piedi fino alla fine del muro della fortezza: a questo punto si avr un'altra visione panoramica di Suzdal.

Denis e Elena arrivano da Kiev: “Questa è la nostra seconda visita. Ci piace molto Suzdal. Anche Kiev, naturalmente, ha una ricca storia, ma è anche una citt enorme e questo si sente. Qui si possono vedere la natura russa delle origini e un numero incredibile di siti storici. La scorsa volta abbiamo deciso di non soggiornare in un albergo e di accamparci ai margini della citt ”. Una notte in tenda è, naturalmente, meraviglioso, ma non strettamente necessario. A Suzdal ci sono numerosi alberghi, grandi e piccoli, in grado di soddisfare ogni tipo di gusto e budget. I residenti locali cercano anche di guadagnare un po’ di soldi affittando camere ai turisti.

Suzdal vanta quattro complessi storici che sono stati inseriti dall’Unesco nel Patrimonio Mondiale dell'Umanit . Oltre al Monastero di Sant'Eutimio, c'è il Cremlino di Suzdal, la Cattedrale della Nativit e la Chiesa di Boris e Gleb nel villaggio di Kideksh, a soli cinque chilometri di distanza. Quasi tutte le chiese di Suzdal e i monumenti storici sono aperti al pubblico, mentre la stessa citt è una riserva culturale.

Vale la pena visitare il Museo dell’Architettura in legno di Suzdal. Si tratta di una sorta di piccolo villaggio situato ai margini della citt , in riva al fiume Kamenka: una mostra a cielo aperto di edifici del 18° e 19° secolo in legno di tutta la Russia: ogni cosa, dalle capanne dei contadini ai palazzi boiardi, dai mulini a vento alla Chiesa della Trasfigurazione in legno, è stato costruito nel 1756 senza l'utilizzo di un solo chiodo di metallo. La chiesa può essere vista da qualsiasi altura di Suzdal.

Via Lenin è la strada principale della citt lungo la quale si concentrano le principali infrastrutture turistiche: hotel, bar, negozi. Suzdal è anche famosa per il suo idromele, una bevanda leggermente alcolica a base di miele. Che vi verr offerta ogni momento. Suzdal ha tutto ciò di cui il turista ha bisogno, anche la sua Piazza Rossa, dove, invece della Tomba di Lenin, si trovano il Municipio e la Posta Centrale. Insomma, bisogna andare a Suzdal per il suo “spirito russo”.

Galleria fotografica di Suzdal

Con i suoi cinque monasteri rimasti e il gran numero di chiese al suo interno, monumenti dichiarati nel 1992 patrimonio dell'umanit dall'UNESCO con il nome di Monumenti bianchi di Vladimir e Suzdal', la cittadina è tutt'oggi uno dei centri principali del turismo religioso in Russia e appartiene al cosiddetto Anello d'Oro.

Il monastero della trinit di San Sergio (Sergiev Posad)

Il monastero fu fondato nel 1345 da uno dei più venerati santi russi, Sergio di Radonež, che, insieme al fratello Stefano Radonež, costruì una chiesa di legno in onore della Santa Trinit all'interno dei boschi presso la collina Makovets, a pochi chilometri dalla citt di Radonež.

Vladimir

Vladimir è stata una delle capitali medievali di Russia e fa parte dell' Anello d'oro delle antiche citt russe ed è un centro turistico importante. I suoi tre principali monumenti sono inseriti dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale dell' Umanit .

Pskov,

Pskov è fornita ancora della maggior parte delle sue mura medievali costruite dal XIII secolo in avanti. La Krom, la cittadella fortificata, si erge ancora intatta. All'interno delle sue mura sorge la Cattedrale della Trinit , fondata nel 1138 e ricostruita negli anni novanta del XVII secolo, contenente la tomba dei santi principi Vsevolod (morto nel 1138) e Dovmont (morto nel 1299). Altre antiche cattedrali abbelliscono le abbazie di Mirožskij (completata nel 1152), di San Giovanni (completata nel 1243), e ilmonastero Snetogorskij (costruito nel 1310 e decorato con affreschi nel 1313).

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    Le scatolette laccate in papiè machè

    Le scatolette laccate in papiè machè vengono prodotte solamente nei villaggi di Palekh, Fedoskino, Mstëra e Kholuy, sono pezzi unici, storicamente dipinte dagli artisti di icone ortodosse che nel tempo hanno fondato autentiche scuole e musei d' arte. Quest’arte appunto, delle lacche russe, si sviluppò come derivazione della pittura delle icone bizantine, e si concluse con il crollo della Russia Imperiale, essendo vietata dal regime la produzione di immagini sacre, ma che trovò comunque il suo seguito grazie all' intuizione di alcuni artisti che iniziarono a riprodurre paesaggi, personaggi e soggetti della storia russa.

    Le scatolette laccate in papiè machè sono una manifestazione artistica unica nel loro genere: la produzione delle scatole in papier maché e la fase di pittura sono particolarmente laboriose e durano diversi giorni, a volte addirittura mesi mediante l' utilizzo di micropennelli per la perfetta definizione dell’immagine, dei ricami e dei lineamenti composto da un solo pelo di scoiattolo.

    Cosa sapere sulle scatolette laccate

    Le icone ortodosse russe

    Le icone erano dipinte su tavole di legno, generalmente di tiglio, larice o abete. Sul lato interno della tavoletta in genere era effettuato uno scavo che veniva chiamato “scrigno” o "arca", in modo da lasciare una cornice in rilievo sui bordi. La cornice, oltre a proteggere la pittura, rappresenta lo stacco tra il piano terrestre e quello divino in cui viene posta la raffigurazione. Sulla superficie veniva incollata una tela con colla di coniglio, che serviva ad ammortizzare i movimenti del legno rispetto agli strati superiori. La tela veniva infatti ricoperta con diversi strati di colla di coniglio e gesso, che opportunamente levigati, con pelle di pesce essiccata o carte vetrate, consentivano di ottenere una superficie perfettamente liscia e levigata, adatta ad accogliere la doratura e la pittura. A questo punto si iniziava a tratteggiare il disegno.

    Si partiva con uno schizzo della rappresentazione, il successivo processo era quello della pittura. S’iniziava colla doratura di tutti i particolari (bordi dell’icona, pieghe dei vestiti, sfondo, aureola o nimbo). Quindi si cominciava col dipingere i vestiti, gli edifici e il paesaggio. Le ultime pennellate venivano effettuate colla pura biacca. L’effetto tridimensionale veniva reso da tratti più scuri distribuiti in modo uniforme. Particolare cura assume la lavorazione dei volti. In genere si parte da una base di colore scuro cui vengono sovrapposti strati di schiarimento con colori più chiari. Successivamente balenii di luce chiari, ottenuti coll’ocra mescolata alla biacca, erano posti sulle parti in rilievo del volto: zigomi, naso, fronte e capelli. La vernice rossa era disposta in uno strato sottile attorno alle labbra, sulle guance e sulla punta del naso. Infine con una vernice marrone chiara si ripassa il disegno (graphìa): i bordi, gli occhi, le ciglia ed eventualmente i baffi o la barba.

    I colori sono ottenuti da sostanze naturali, vegetali o minerali, oppure ottenute da piccoli processi chimici come fare ossidare i metalli. Pestati a mortaio, macinati finemente, essi sono uniti al tuorlo dell'uovo che agisce da legante.

    La teologia riteneva le icone opere di Dio stesso, realizzate attraverso le mani dell’iconografo: risultava dunque inopportuno porre sull’icona il nome della persona di cui Dio si sarebbe servito. I volti dei santi rappresentati nelle icone sono chiamati liki: ovvero volti che si trovano fuori dal tempo, trasfigurati, ormai lontani dalle passioni terrene. Esempio se ne trova nelle immagini di Andrej Rublëv.

    L'icona, epifania del divino ed essenza di sacralit e divinit , presenta quindi le seguenti caratteristiche: astrazione, atemporalit (la dimensione del divino è fuori del tempo cronologico), spiritualizzazione del volto, armonia e simmetria ottenute con proporzioni geometriche, frontalismo della figura, bidimensionalit ed incorporeit della figura rappresentata, colore come gioia dello Spirito, costruzione piramidale.

    Cosa sapere sulle icone russe

    Le matrioske, simbolo della tradizione russa

    La matrioska è un caratteristico insieme di bambole, tipico della tradizione russa, che si compone di pezzi di diverse dimensioni realizzati in legno, ognuno dei quali è inseribile in uno di formato più grande. Ogni pezzo si divide in due parti ed è vuoto al suo interno, salvo il più piccolo che si chiama "seme". La bambolina più grande si chiama invece "madre".

    È il souvenir russo per eccellenza e un simbolo dell'arte popolare di questo paese. La prima matrioska di cui si ha notizia risale alla fine del XIX secolo, un periodo che per la Russia fu, oltre che di grandi mutamenti sul piano sociale, epoca di grande sviluppo economico e culturale.

    Nell'anno 1900, all'Esposizione mondiale di Parigi, la matrioska fu premiata e riconosciuta come simbolo della tradizione russa per la sua popolarit in tutto il mondo. Da allora ha rispecchiato nella sua espressione artistica la vita e la storia della Russia.

    Cosa sapere sulla Matrioska

    Samovar, il rito del tè nei salotti russi

    Il samovar è un contenitore metallico tradizionalmente usato in Russia, nei paesi slavi, in Iran, nel Kashmir e in Turchia per scaldare l'acqua. Poiché l'acqua calda è normalmente usata per la preparazione del tè, molti samovar presentano nella parte alta un alloggiamento atto a sostenere e scaldare una teiera di tè concentrato.

    L'origine del samovar è piuttosto controversa: alcuni sostengono che il samovar provenga dall'Asia centrale, mentre altri sostengono che sia stato inventato in Russia visto che in Iran non apparve prima del XVIII secolo e la stessa parola samovar, universalmente utilizzata, è di origine russa. I samovar tradizionali sono alimentati a carbone o a carbonella, mentre quelli moderni utilizzano l'elettricit e funzionano come un normale distributore d'acqua calda.

    Un samovar tradizionale può avere un aspetto molto diverso a seconda dei tipi: a urna o a cratere, cilindrico, sferico, liscio, dorato o finemente cesellato, ma essenzialmente si tratta di un contenitore metallico munito di rubinetto sulla parte inferiore con all'interno un tubo, sempre metallico, che lo attraversa verticalmente. Il tubo è riempito con del combustibile solido che bruciando scalda l'acqua circostante.

    Una volta acceso, la teiera posizionata in alto è scaldata dai gas caldi in uscita. Nella teiera si prepara lo zavarka (заварка), un tè molto concentrato che viene servito diluito con il kipjatok (кипяток - acqua bollente) in rapporto di circa uno a dieci o comunque a seconda dei gusti.

    Qualunque combustibile che bruci lentamente come la carbonella o le pigne secche è adatto. In passato quando non era utilizzato, era mantenuto caldo su fuoco lento, per essere rapidamente ravvivato, con l'aiuto di un mantice, al momento del bisogno. Il samovar era importante in ogni famiglia russa: oltre ad essere un'economica fonte d'acqua calda sempre disponibile rappresentava il focolare domestico. Ai nostri giorni il samovar è ormai associato a una nostalgica e vecchia Russia.

    Cosa sapere sui samovar

    Le uova laccate, tradizione pasquale

    Fabergé ha reso famosa in tutto il mondo la tradizione russa delle uova ornamentali creando per gli Zar dei meravigliosi gioielli. In realt però la tradizione delle uova decorate affonda le sue origini nell’ antichit pagana, legata al mondo contadino.

    In tutte le civilt l’uovo è stato un elemento importante. La vita che scaturisce al suo interno lo ha reso simbolo di nuova vita, di rinascita spirituale. Il tuorlo con il suo colore giallo e la sua forma tonda veniva assimilato al sole, fonte di calore. Creare uova decorate era quindi esprimere fiducia e speranza nell’ avvento di una nuova feconda primavera dapprima in termini meramente stagionali poi in termini estesi metaforicamente alla spiritualit e un colore spesso usato era il rosso, per molte civilt simbolo di fortuna.

    Tra la met del ‘700 e fino al 1917 erano molto in voga, negli ambienti nobiliari, le uova in porcellana realizzate dalle Manifatture Imperiali russe di porcellana, fabbriche che fino al 1820 mantennero l’esclusivit della produzione. Quello della distribuzione delle uova pasquali all’alto clero e ai ceti nobili era un vero e proprio rito “celebrato” dallo zar e seguiva un preciso cerimoniale. Di tale cerimoniale si ha traccia gi nel 1600 durante il regno dello Zar Aleksej Michailovich.

    Le ceramiche di Gzel dal caratteristico blu

    Gzhel è uno dei principali centri di produzione di ceramica della Russia, tradizionalmente il più importante, caratterizzato da una colorazione blu acceso su sfondo bianco.

    Le filigrane, l' arte di intrecciare i metalli

    La "filigrana", o "skan", rappresenta sicuramente il più importante metodo di lavorazione del metallo. Ci sono tracce di lavori eseguiti con questa tecnica fin dal X secolo, quando ancora la Russia si chiamava Kievskaya. Gli oggetti risalenti a questo periodo adottavano una filigrana lieve, poco arrotolata, ma gi dal XII secolo si ha un'evoluzione della lavorazione di "skan", in cui iniziano a comparire più filigrane saldate tra loro. Ma l'evoluzione è solo agli inizi, con il tempo vengono ideate ed applicate nuove metodologie, la filigrana traforata ed in rilievo, comincia ad assumere un ruolo importante le pietre, che appaiono nelle forme più svariate. Dopo un periodo in cui l'arte della filigrana è ostacolata dall'invasione mongolo-tartarica, alla fine del XV secolo, inizio XVI inizia uno sviluppo continuo che porta all'utilizzo di pietre preziose, smalti, legno ed avorio intagliato. In questi tempi lasciano il segno due maestri su tutti, Amvrosi ed Ivan Fomin.

    Cosa sapere sulla filigrana russa

    L' artigianato russo, un artigianato che sconfina nell' arte

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    Il ritorno delle Icone, la bellezza che non muore

    Un mestiere che si sta nuovamente diffondendo in Russia. Il numero di specialisti in questo settore è cresciuto negli ultimi anni. E oggi la maggior parte dei pittori sono laureati provenienti dalle accademie artistiche e che hanno frequentato particolari corsi.

    Il prete ortodosso Aleksandr Egorov si è imbattuto per la prima volta nella pittura delle icone durante alcune letture di storia dell’arte presso un istituto artistico. Anche se è diventato consapevole del valore spirituale della pittura iconica solo quando ha visto la Trinit di Andrei Rublev che era esposta presso la Galleria Tretyakov. "In un primo momento ho guardato l'icona dal punto di vista di un artista, ma poi attraverso lo splendore dei colori ho visto la luce interiore e questo mi ha completamente galvanizzato", dice. "Da allora l’ho guardata come una fonte di luce, come la fonte della nostra vita. Andrei Rublev è stato capace di svelare il mistero della Santissima Trinit , è stato in grado di trasmettere quella luce".

    Un enigma per gli impressionisti

    In Russia le persone vengono formate sull’arte realistica classica e per secoli la pittura delle icone è rimasta nascosta, dice il prete. L’interesse artistico per le immagini religiose in Russia si è sviluppato solo nei secoli 19° e 20°, quando è stato possibile restaurare le opere antiche. Prima di questo momento, a causa della mancanza di un'adeguata tecnologia, le icone sembravano molto cupe. "Il fatto è che le immagini sacre venivano ricoperte con olio di lino che si anneriva nel corso dei secoli, rendendo a loro volta le icone oscure e annerite", dice Padre Aleksandr. "Quando lo strato di olio di lino veniva rimosso, i colori brillavano e splendevano. Si è scoperto che i dipinti risplendevano nella loro intera tavolozza di colori". Molti impressionisti francesi che cercavano la purezza e l'armonia della luce erano affascinati dalla pittura iconica dell'antica Russia. "Henri Matisse era molto interessato alla pittura russa delle immagini sacre e aveva compreso molto bene il suo schema di colori", spiega il sacerdote. "Attraverso di lui anche molti dei nostri artisti hanno cercato di capire il mistero dei colori nelle icone russe. Il matematico Boris Rauschenbach ha studiato le icone russe e la Trinit di Rublev in particolare dal punto di vista matematico. Egli ha scoperto le più importanti leggi della matematica in questo lavoro”.

    Padre Aleksandr è convinto che l’intuito dei pittori delle icone russi fosse così preciso che oggi potrebbe essere descritto in termini scientifici. "Tradizionalmente, i pittori di icone erano monaci che, prima di dipingere i volti dei santi, digiunavano e pregavano per molti giorni e prendevano in mano il pennello solo dopo aver sentito la grazia dello Spirito Santo irradiarsi dentro di loro", dice il sacerdote. "La stessa pittura delle icone era un mistero e molti erano convinti che fosse lo Spirito Santo a muovere la mano del pittore. Questo accade quando come esseri umani siamo uniti con la mano di Dio. Tuttavia, questi casi sono rari e possono essere considerati rivelatori. Potete copiare una vecchia icona, ma non avr lo stesso impatto. La creazione di un'icona è un processo complicato, che richiede bravura, concentrazione interiore e devozione, così come purezza del cuore e del corpo. La pittura iconica è una conversazione con Dio, ma non è per tutti". Padre Aleksandr ha avuto la fortuna di partecipare ai dipinti della cattedrale più grande della Russia, il Cristo Salvatore. Accanto a lui c’erano molti artisti che in seguito hanno continuato a praticare il mestiere. "Si trattava del primo lavoro per molti laureati e ha dato loro l'opportunit di sviluppare in seguito le proprie capacit ", dice Padre Aleksandr.

    Una corporazione della pittura iconica

    Lo studio di Ekaterina Ilynsky produce icone di tutti i tipi. E i pittori di immagini sacre che vi lavorano non sono monaci. L’artista Yelena Petyaskina, un membro dello studio, dice che attualmente ci sono molti workshop sulle icone in Russia e che la tradizione delle icone è ritornata in voga e si sta nuovamente evolvendo. "Cinque-sei anni fa c'erano ancora pochissimi workshop, mentre adesso è impossibile contarli tutti", dice Petyaskina. "Noi dipingiamo le icone secondo le tradizioni del 15°-16° secolo, così come secondo lo stile del 19° secolo". Petyaskina dice che il 50 per cento delle persone che ordina un'icona diventa un cliente abituale. "Alla gente piace ordinare icone dimensionali per i neonati, create della stessa misura del bambino", spiega Petyaskina. "Ma anche icone per matrimoni e per la propria famiglia che raffigurano tutti i santi, i patroni della famiglia. I nostri clienti sono persone normali che vogliono acquistare un cimelio di famiglia o semplicemente fare un regalo molto speciale. C'è una forte richiesta dei nostri lavori". Petyaskina stessa, prima di diventare una pittrice di immagini sacre, era un’insegnante di scuola. "Mi sono laureata presso un’Universit Pedagogica, con una specializzazione in inglese e tedesco", dice. "Ho vissuto in Germania per un anno. Mi piaceva il disegno a livello di hobby e volevo davvero dipingere le icone ma non sapevo come. Poi ho visto un annuncio per corsi di pittura iconica. Quando ho finito sono stata chiamata presso lo studio”. Dove lavora da oltre cinque anni e dove si è specializzata nella pittura degli abiti dei santi.

    Lo studio funziona come una corporazione: un artista dipinge i volti, un altro i corpi, un terzo la doratura e così via. "Ogni artista contribuisce con quello che sa fare meglio", dice Petyaskina. E la maggior parte degli artisti sono donne. Yelena Petyaskina ha dipinto la sua prima icona durante l’infanzia come regalo per la nonna. "Ho fatto un piatto di argilla, ho disegnato un'immagine con un chiodo e poi l’ho colorata!", dice. "Ho pensato che fosse davvero bello. L’argilla non era bruciata, perciò il lavoro non si è conservato. I prezzi per le opere artistiche religiose partono da 5.000 rubli (120 dollari) e possono raggiungere il mezzo milione di rubli (12.500 dollari). "I prezzi nel nostro studio sono leggermente sopra la media", dice Petyaskina. "Tuttavia, le icone non sono mai state vendute a buon mercato e in passato le persone risparmiavano per molti anni per poterle acquistare. Oggi ci sono molte stampe di icone, che non sono male, ma noi rispettiamo la tradizione. Abbiamo veri e propri artisti che lavorano nel nostro studio. Le icone sono decorate con argento e pietre preziose. Ecco perché il risultato finale è completamente diverso. Produrre un’icona può richiedere due o tre mesi”. Petyaskina spiega che gli stranieri che arrivano nello studio non comprano le immagini sacre perché le ritengono troppo costose. "Per loro le icone sono souvenirs”.